Cosa vuol dire parlare in pubblico?

Ciò che proviamo cambia sempre a seconda delle persone che abbiamo davanti e ciò che mostriamo sarà sempre quello che arriva agli altri. La nostra immagine sarà determinata da come parliamo e da come ci poniamo, non subito dal contenuto delle nostre parole. L’importante, infatti, non è la lunghezza del discorso ma avere sempre in considerazione l’obiettivo e avere chiaro ciò che vogliamo trasmettere senza mai lasciare la comunicazione al caso.

Se vogliamo far divertire il pubblico, dovremo creare un processo di public speaking con degli aneddoti che possano rallegrare l’atmosfera; se vogliamo che sentano pathos allora bisognerà modulare su un racconto con un forte impatto emotivo. Bisogna stimolare l’attenzione, solitamente tramite immagine, aforisma, una domanda che porta a riflettere, un aneddoto, qualcosa che colpisce il pubblico.

Una volta chiaro cosa vogliamo trasmettere dobbiamo:

  1. Aprire le danze con qualcosa che impatti dal punto di vista emotivo. Se riusciamo a tenere il palco, la cosa che cattura più l’attenzione è il silenzio;
  2. Dichiarare il nostro stato se abbiamo una difficoltà. Nel momento in cui lo dichiariamo ci rilassiamo e siamo meno tesi e dunque facciamo meno errori. Quando l’ansia supera una certa soglia in fase iniziale dichiariamolo;
  3. Parlare lentamente, perché è l’elemento di autogestione più potente che abbiamo;
  4. Dichiarare l’obiettivo del nostro discorso;
  5. Creare un processo di persuasione retorica. Proponiamo una tesi sull’argomento, un punto di vista. Poi facciamo un’antitesi, contraria alla tesi. Quando iniziamo a mostrare un argomento da due punti di vista diversi (non il nostro), creiamo la percezione in chi ci ascolta che stiamo dominando l’argomento;
  6. Creare la sintesi, il nostro punto di vista. Alterniamo la nostra spiegazione razionale con degli esempi, a seguito dei quali possiamo tornare a delle spiegazioni, anche tecniche (dati, ricerche, fatti storici), a dimostrazione del nostro punto di vista;
  7. Chiudere il discorso. Se l’apertura è evocativa, la chiusura deve produrre un effetto eco, cioè far rimbombare il nostro concetto nella mente delle persone dando vita ad una suggestione comunicativa con una riflessione, una frase o un concetto che impatti emotivamente sul pubblico.

 

“Le persone si dimenticheranno di quello che avete fatto e detto ma mai di come le avete fatte sentire”.

-Maya Angelu

 

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