Cos’è una shitstorm?

Shitstorm, letteralmente: tempesta di merda. Non si tratta semplicemente di hate speech, le parole d’odio che sembrano essersi ormai connaturate nella comunicazione quotidiana ad ogni livello: quando si piomba nel bel mezzo di una shitstorm, critiche feroci ed insulti si moltiplicano in maniera esponenziale in un lasso di tempo relativamente breve.

Chiunque presidi i social network attraverso un progetto, un profilo istituzionale o personale corre il rischio di venir assaltato da lanci multipli di queste bombe-cacca. Più ci si espone pubblicamente e più la shitstorm incombe sulle nostre teste. Basta una parola di troppo, una parola di meno, trattare un argomento controverso o dare un’informazione errata di cui il pubblico si accorge: una volta partita, la tempesta non la fermi. La domanda fondamentale allora sarà: avrò l’impermeabile giusto per camminare sotto la pioggia (di cacca)?

Una shitstorm, oltre a creare una crisi d’immagine, può anche logorarti dentro e farti perdere la motivazione che ti spingeva verso l’obiettivo iniziale del tuo progetto. Questo accade in particolare se ci siamo esposti in prima persona. Quanti youtuber, ad esempio, abbiamo visto chiudere momentaneamente o per sempre i propri canali? In una situazione del genere è più difficile disancorare il personaggio, ovvero colui che è attaccato, dalla persona reale, il noi di tutti i giorni.

 

Come funziona la tempesta?

Per provare a non uscirne demoliti è bene anzitutto capire meglio quali sono le caratteristiche di una shitstorm:

  • Il social network che ospita la fetta più ampia di questo fenomeno è Facebook

 

  • La maggior parte degli utenti non è consapevole di star alimentando una shitstorm: quando il muro di commenti inizia a superare una certa soglia, diventa difficile leggerli tutti e non ci si rende conto di star ripetendo in maniera aggressiva concetti già espressi da centinaia di persone prima. 

 

  • Inoltre, il commentatore agisce d’impulso, spinto da un input fortemente emotivo: provare a dare una risposta ad personam per scusarsi, spiegarsi o difendersi diventa altamente controproducente, se non addirittura inutile.

 

  • Spesso la shitstorm non proviene dalla propria community, cioè dai propri sostenitori, ma da altre che vanno a riversarsi nella tua.

 

  • Può capitare che una shitstorm non nasca in maniera spontanea, ma che sia stata pianificata strategicamente o comunque incentivata da un singolo. In quest’ultimo caso basta pensare al commento di un troll che non viene compreso in quanto tale o a qualcuno che ci cita volontariamente, ad esempio, in un tweet provocatorio.

 

Come sopravvivere ad una shitstorm?

Non esistono delle regole matematiche che ci fanno uscire come se nulla fosse da una crisi del genere, in compenso è bene tenere presente quei valori assoluti che ci aiutano a sopravvivere durante una crisi d’immagine e provare a risolverla. Ad esempio, capire che non possiamo piacere a tutti è un principio che ci permette di essere più in pace con noi stessi e di mantenere la giusta lucidità. Questa ci consentirà di analizzare l’ambiente circostante e quindi di razionalizzare il contesto.

 

Una  shitstorm va gestita quanto prima e in questo caso diventa ancora più difficile non farsi prendere dal panico o dallo sconforto: il rischio di confondere la propria percezione degli eventi con la realtà è lì a bussare insistentemente alla nostra porta. 

Un errore tipico allora, diviene quello di chiudersi, di non riuscire a comprendere la vera natura che l’ha causata ed essere portati ad ignorare ciò che sta accadendo se non addirittura, in maniera opposta, a rispondere a nostra volta in maniera aggressiva, magari imputando a chi ci critica di star facendo navigare troppo la fantasia.

 

In un’eventualità del genere affidarsi ad un team di esperti che ti aiuti a gestire la crisi d’immagine è sicuramente una scelta saggia. Ancora più saggio sarà aver ragionato prima bene a monte sulla propria strategia di personal branding. Se è vero che le crisi sono inaspettate e spesso imprevedibili come un terremoto, avere delle solide fondamenta è l’unico modo per poter eventualmente ricostruire il palazzo. E magari vi andrà anche meglio e ve la cavate solo con una mano di stucco.

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