È ormai su tutti i giornali la notizia del pugno di Will Smith contro il comico Chris Rock a seguito di una battuta di quest’ultimo verso Jada Pinkett Smith, moglie dell’attore.

Ma per capire cosa è andato storto nella comunicazione tra comico e attore dobbiamo prima ripercorrere gli eventi.

È la notte degli Oscar e sono tutti in attesa dell’annuncio del “best actor in a leading role” quando Chris Rock, sul palco più famoso d’America, comincia il suo breve intermezzo con qualche battuta verso le stelle del cinema sedute in platea.

Fin qui tutto bene. Il pubblico ride, applaude. C’è coinvolgimento nonostante le jokes siano quasi tutte basate su black humor, come ormai d’abitudine negli USA.

E poi il passo falso.

 

«Jada, I love you. G.I. Jane 2, can’t wait to see it», dice a Jada Pinkett Smith che, per problemi di alopecia contro cui combatte da anni, è dovuta ricorrere ad una totale rasatura dei capelli, proprio come Demi Moore nel film Soldato Jane.

A livello comunicativo non c’è nulla da dire. La battuta ha il ritmo giusto, il tono divertito. Bastano poche parole per una black joke, una frase buttata li e il gioco è fatto.

Dov’è allora il problema?

Tutto ruota intorno al contesto. Facciamo un esempio: è lo spettacolo del comico x e tra il pubblico c’è una spettatrice y con la testa rasata. X la nota, non conosce la sua backstory e improvvisa la battuta. Y potrebbe offendersi, ma lo black humor senza distinzioni si basa proprio su questo tipo di jokes e Y sa di essere in un contesto con questo tipo di comicità.

Il caso di ieri notte è molto diverso: la battuta è preparata, Rock conosce la malattia e il disagio della Smith e, soprattutto, il contesto è la serata Oscar e non il “Chris Rock show”.

Saper comunicare è anche saper capire quando e qual è il momento giusto.

Contesto diverso, impatto diverso.

 

Tutta un’altra storia è invece la comunicazione di Will Smith. Opportunità mancata di mandare un messaggio di forte valore sociale, sfociata invece nella solita e semplice dimostrazione di forza.

Alla reazione della moglie l’attore si è alzato e, con finta calma, è salito sul palco e ha tirato uno schiaffo live al comico, accompagnato poi dalla frase: «Keep my wife’s name out of your f—ing mouth».

La platea si è raggelata e ode a Rock che ha saputo comunque tenere banco nonostante il momento di spaesamento. E qui le reazioni del pubblico si dividono: chi crede che Will Smith abbia fatto bene a difendere la moglie, anche se condannano l’uso della violenza e chi crede che il suo gesto abbia solo comunicato ulteriore machismo, patriarcato e legittimazione della violenza.

Love will make you do crazy things” ha detto l’attore poi nel suo discorso di ringraziamento per la statuetta vinta, scusandosi con il pubblico e con l’Academy.

Nonostante il tentativo di giustificare le sue azioni, le reaction sui social sono tutte puntate contro di lui per aver, ancora una volta, fatto passare il messaggio che ogni donna ha bisogno di un uomo che la protegga, anche con la forza se necessario.

Quanta potenza comunicativa avrebbe dato se si fosse alzato e risposto con una battuta tagliente, zittendo sul posto Chris Rock? Se avesse detto: “Non penso ci sia molto da scherzare su una malattia. Ma lei [Jade Pickett Smith] saprà gestire benissimo questa situazione”.

Semplice e di impatto.

Parole e gesti vanno di pari passo nel mondo della comunicazione.

 

Verbale e paraverbale si intrecciano sempre, in una sinergia che permette di veicolare in questo o in quel modo un particolare messaggio. L’attenzione, in questo caso, è stata spostata sulla violenza fisica e si è perso il fulcro della questione.

Una parola in più e un’azione in meno, in questo caso, avrebbero avuto un enorme impatto sociale considerato il calibro dei personaggi e del contesto.

Ancora una volta, un’occasione mancata.

 

 

 

 

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