Nella comunicazione esistono diversi stili che possono essere utilizzati per fronteggiare situazioni e contingenze diverse. È soprattutto la figura del leader che può essere racchiusa in categorie di stile comunicativo e, ad oggi, ne esistono dieci diverse che si basano soprattutto sul rapporto tra leader e follower.

Vediamole insieme:

LASCIAR FARE (laissez-faire):

si manifesta quando il leader mostra passività o indifferenza. È caratterizzato da un basso controllo del leader e basse aspettative di performance e motivazione dei collaboratori. È il tipo di leadership che, talvolta, rende gli impiegati responsabili sulle decisioni da prendere e sono poco supervisionati. Può essere usata quando gli impiegati sono educati, istruiti e motivati;

Stile DIRETTIVO:

diffuso nelle amministrazioni pubbliche (organizzazione patronale o amministrazione militare) questo stile si manifesta con la presenza di un leader che dà chiare direttive, chiede ai collaboratori di seguire regole e procedure e organizza il lavoro. Può essere utilizzata quando si è in un gruppo con membri con poca esperienza. In questo caso, i follower hanno bisogno di istruzioni e una guida per agire e ciò limita la loro libertà nei processi decisionali rendendoli alienati e, dunque, non stimolati alla creatività. Per tali caratteristiche, uno stile direttivo può diventare facilmente uno stile autoritario, in cui vi è completa mancanza di input da parte dei collaboratori, c’è una forte centralità del leader che tratta i follower come parti sostituibili;

Stile SOLIDALE, che supporta:

si tratta di un modello in cui il leader si focalizza su comportamenti orientati ai collaboratori, creando ambiente positivo attraverso l’ascolto, il coordinamento del personale, la motivazione e la gestione dei conflitti. Senza la presenza di questo stile manca anche l’alta performance in quanto i collaboratori hanno sempre bisogno di essere motivati per performare al meglio;

Stile PARTECIPATIVO:

i collaboratori vengono sempre consultati e coinvolti nelle decisioni di cambiamento. Gli stili partecipativi e di supporto enfatizzano l’ascolto e l’empatia e il controllo risulta essere moderato. Un sottotipo di questo stile è quello inclusivo, in cui il leader cerca sempre di discutere dei problemi con gli altri collaboratori in modo che non vengano mai trascurati;

Stile DELEGANTE:

è definito come uno stile che consente ai subordinati una relativa libertà decisionale e libertà di monitoraggio quotidiano. La caratteristica principale è la distribuzione di responsabilità e allocazione di autorità che porta ad uno sviluppo di competenze e di motivazione. Questo tipo di stile si può applicare quando i follower hanno un’ampia istruzione, formazione ed esperienza nel lavoro. Esistono due tipi di deleghe: nel primo caso vengono affidati compiti aggiuntivi da svolge, nel secondo caso viene dato un ulteriore potere decisionale (empowerment), che farà aumentare la motivazione e la responsabilità del subordinato.

Stile ORIENTATO AL SUCCESSO:

Il leader stabilisce obiettivi impegnativi poiché si concentra sull’eccellenza del collaboratore e il successo individuale. In questo caso è fondamentale la chiarezza dei compiti ed è uno stile adatto a lavori ripetitivi. Spesso, tuttavia, i follower si sentono sfruttati e diffidenti.

Stile CHE ISPIRA (leader che motivano con il loro esempio e visione):

si basa sull’accettazione della saggezza e/o dell’integrità del leader. Si basa sulla capacità del leader di motivare e influenzare i seguaci attraverso la stimolazione intellettuale ed emotiva. Questo leader comprende i punti di forza e di debolezza di ogni follower e assegna compiti che migliorano le prestazioni di ogni individuo, trascorrendo il tempo istruendo i propri dipendenti e imparando anche da loro. Il maggior rischio di questo stile è la creazione delle cosiddette “entusistich sheeps” (pecore entusiaste), ovvero persone che dipendono troppo dal leader e tengono a seguirlo anche quando la strada intrapresa non è giusta.

Stile STRATEGICO:

focalizza l’attenzione sugli aspetti organizzativi che contribuiscono all’allineamento strategico e si basa sulla capacità di apprendere, cambiare e implementare efficacemente. Il processo di cambiamento può essere piuttosto impegnativo e facilmente sottovalutabile e, dunque, fallimentare.

Stile COLLABORATIVO:

si concentra sulla rappresentazione, sul networking esterno, sul partenariato e sulla crescita del risultato per tutti. Sia la leadership strategica che la collaborativa hanno un focus esterno ma, al contrario dello strategico, lo stile collaborativo non è competitivo, ma talvolta correlato ad uno stile ispiratore nell’incoraggiare comportamenti di gruppo. Una versione negativa di queta categoria è caratterizzata da un’eccessiva attenzione alle questioni esterne che può portare ad una trascuratezza di quelle interne. Questo squilibrio è comune nei funzionari eletti con funzioni esecutive che hanno scarso interesse per gli affari amministrativi, ad esempio presidenti, governatori e sindaci che a volte tendono a concentrarsi quasi esclusivamente su questioni esterne selezionate a discapito di operazioni interne.

Stile COMBINATO:

non è altro che l’utilizzo di due o più stili simultaneamente, spesso simili tra loto. Ad esempio, uno stile direttivo può avere una parte delegante, una parte di stile orientata ai risultati e una parte ispirazionale.

 

I leader ideali utilizzano uno stile combinato e sono quelli che sono soprattutto sia di supporto che direttivi. Tendenzialmente, la leadership si crea nel tempo impiegando dapprima comportamenti direttivi evitando un laissez-faire; successivamente, sono integrati comportamenti orientati a risultato finale con la sovrapposizione, infine, di comportamenti di supporto e di ispirazione.

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