Comunicare non vuol dire solo trasmettere un messaggio ma vuol dire anche creare effetti e reazioni nelle altre persone da un punto di vista sensoriale. All’altra persona arriva, quindi, un’emozione e reagisce a questo stimolo.

 

Cosa dovrebbe fare un leader?

Più che prestare attenzione alle proprie intenzioni, un leader deve considerare gli effetti che vuole produrre in quanto la comunicazione ha sempre un impatto emotivo-sensoriale, poiché noi comunichiamo sempre emozioni.

Negli anni ’60, a Palo Alto, in California, nel centro “Mental Research Institute” (MRI), venivano studiate le dinamiche mentali/comunicative degli esseri umani.

Attraverso lo studio su un campione molto grande di persone, sono stati riscontrati cinque assiomi della comunicazione, sempre in atto anche quando non ce ne rendiamo conto.

  1. Non si può non comunicare

    Anche l’assenza di comunicazione è comunicazione, come il silenzio o il movimento della mano. Se tutto è comunicazione, allora tutto è influenzamento e non possiamo essere neutri davanti ad una situazione, in quanto già solo la presenza fisica in un sistema, lo cambia.

Ogni essere umano comunica sempre su tre assi: con sé stesso, con gli altri e con il mondo e le relazioni che ne nascono hanno bisogno di tempo per essere curate, mantenute e. se possibile migliorate. Una mancanza di comunicazione porta all’allontanamento tra i soggetti, e questo porta ad una perdita di leadership.

 

  1. Ogni comunicazione contiene un aspetto di contenuto e un aspetto di forma:

    per quanto il contenuto sia estremamente importante, lo è molto di più la forma ovvero, tono della voce o movimento fisico. Nelle relazioni è più importante il come che il cosa. Quando comunichiamo con qualcuno la forma determina lo scambio relazionale ridefinendo il contenuto stesso. Semplicemente, una cosa detta in un modo può creare un effetto mentre detta in un altro modo ne può creare un altro.

Il leader crea la sua forma di comunicazione tale per cui genera un impatto sull’altro, affinché l’altro lo possa seguire. La parte della forma sarà espressione della leadership.

 

  1. La natura di una relazione è determinata dalla punteggiatura tra i comunicanti:

    puntualizzare la relazione vuol dire che un leader, nel momento in cui vuole creare leadership, deve calibrare la vicinanza e lontananza delle persone.

Non si può essere vicini a tutti o lontani a tutti ma sono necessarie strutture gerarchiche che sono, per l’appunto, forme di puntualizzazione.

 

  1. Il linguaggio analogico e digitale.

    Ogni essere umani comunica attraverso due canali: la spiegazione razionale (comunicazione digitale e teorica) di un messaggio ed il fare degli esempi, creare delle immagini attraverso il linguaggio. Dobbiamo cercare sempre di parlare tramite esempi ed analogie, così da andare a comunicare sia sulla parte paleo encefalica che telencefalica.

 

  1. Ogni relazione ha un aspetto one-up o one-down, simmetrico o complementare.

    A seconda di come gestiamo il nostro agire si possono ottenere diverse tipologie di relazioni dove, ad esempio, le sane si basano su alternanza di simmetria e complementarità.

 

Waslavick identifiò due strutture relazionali: posizioni one-up e posizioni one-down, dove il one-up è colui che guida e il one-down, è colui che segue.

Non è possibile rimanere sempre ancorati ad una posizione ed è, anzi, la loro alternanza che determina le relazioni. Il leader, ad esempio, dovrà creare relazioni one-up, ma per far si che gli altri lo seguano deve ascoltare e comprendere l’altra parte, passando in una posizione di one-down rispetto al follower che passa in one-up.

 

Abbiamo capito quindi che nel mondo della comunicazione la base di qualsiasi struttura di comunicazione sono questi cinque assiomi e chi li domina ha una marcia in più e potrà essere definito un vero leader.

 

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