Quando trattiamo di CEO branding, stiamo parlando di una vera e propria strategia di personal branding. In questo caso, i valori veicolati dalla figura apicale fungeranno da cassa di risonanza per l’azienda stessa, la cui immagine verrà amplificata.

Clienti, futuri partner o un qualsiasi genere di stakeholder sono più propensi ad interfacciarsi con persone con le quali condividono non solo dei valori, ma anche un semplice tratto distintivo che spesso nella comunicazione corporate si tende a tralasciare: il fattore umano.

È proprio qui che risiede la forza del CEO branding: le persone che entrano in contatto con un volto sono più propense a comunicare con noi, cosa che difficilmente avviene se s’interfacciano soltanto con un marchio, poiché questo è percepito sempre attraverso un’aura di distacco e maggiore freddezza.

La fiducia e il rispetto si creano in maniera decisamente più naturale quando i valori di un’azienda s’incarnano appieno con quelli trasmessi dal suo leader: diventano più concreti, realistici, più facilmente valutabili.

 

Cosa è cambiato: perché alla comunicazione corporate bisogna affiancare una strategia di CEO branding

 

La CEO branding è una pratica sempre più utilizzata da molte aziende e trascurarla potrebbe portare ad un grosso svantaggio in termini di posizionamento: la fiducia suscitata da chi guida un’azienda è un indice per essa importante e che risulta determinante in termini di reputazione, notorietà e awareness.

Negli ultimi anni si sono fatti avanti diversi fattori, fra innovazioni tecnologiche e cambiamento di percezione a livello sociale, che hanno reso sempre più necessario il dare anche un viso umano alla comunicazione corporate, un volto in cui le persone potessero riconoscere di avere qualcosa da poter condividere.

 

1.      I social media

Con l’avvento delle piattaforme social le persone sono diventate sempre più curiose di seguire e monitorare coloro che sono dietro un marchio o un’azienda. Ciò che questi dicono e le azioni che producono sono al giorno d’oggi il core di una buona comunicazione in grado di intercettare al meglio le richieste e le necessità del pubblico di riferimento. È molto comune, infatti, che qualcuno inizi a interessarsi di una personalità di spicco che veicola contenuti di valore e che successivamente cominci a farlo anche nei confronti della sua azienda.

 

2.      L’aumento della tendenza a volersi rapportare più con le persone che con i brand

Proprio in virtù del nostro vivere nell’era del digitale, relazionarsi solo con un brand risulta estremamente impersonale: è più facile fidarsi di una persona piuttosto che di un’azienda percepita come fosse astratta.

 

3.      La crescente sensibilità dell’opinione pubblica

Il pubblico è sempre più diffidente delle aziende ed è anche molto attento nei confronti di loro eventuali incongruenze. Concede la sua fiducia solo nel caso in cui può scorgere un’effettiva coincidenza fra i valori espressi e le azioni compiute. Per questo, quando il leader di un’azienda “ci mette la faccia”, assumendosi anche dei rischi, la strategia di comunicazione del brand risulta più credibile e forte. Il CEO branding conferisce all’azienda un’autorevolezza maggiore, che deriva proprio da quella personalità al vertice che non solo ne condivide i valori, ma dimostra anche di attuarli con costanza.

 

Questi, insieme ad altri fattori ancora, possono rendere complesso il processo di creazione e sviluppo di una buona strategia di CEO branding. In Mediatrainer vi aiutiamo a posizionare i CEO e le varie figure apicali di spicco, all’interno dell’ecosistema della comunicazione a tutto tondo. Tenendo conto delle necessità aziendali e degli stakeholder, possiamo aiutarvi a creare una strategia coerente ed efficace in linea con i vostri obiettivi.

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