Per condurre un dibattito che tenga davvero incollato l’orecchio del pubblico alle tue parole, parlare non basta. O meglio: non serve parlare e basta!

Avete presente quella sensazione di confusione e di rumore chiassoso che si ha in molte puntate di talk show televisivi? Quante volte avete avuto l’impressione che una discussione non abbia portato a nulla di significativo?

In un talk show tutto si gioca sul filo del conflitto: accrescerlo crea la spettacolarizzazione, ma l’eccesso di conflitto può portare all’ ”intrashenimento”, piuttosto che all’intrattenimento. Il conflitto condotto all’estremo finisce per appiattire i concetti, che restano in superficie come vago sottofondo di un litigio.

La vera domanda da porsi, allora, è: aumentare la propria visibilità con lo spettacolo del conflitto sanguinoso o farsi ascoltare?

La scelta rimanda, ovviamente, alle necessità del singolo, ma è anche condizionata dal format in cui siamo invitati a parlare. Bisogna essere pronti a tutto.

Qui cercheremo di capire come possiamo fare a farci ascoltare, nel momento in cui abbiamo davvero qualcosa da dire e vorremmo condividere il nostro punto di vista all’interno di un dibattito (se il format lo consente).

 

L’arte del dibattito: ascolta per farti ascoltare

 

Ok, sei finito all’interno di un dibattito perché vuoi avere la possibilità di dire la tua.

Magari hai anche fatto i compiti a casa e ti sei preparato sul tema prescelto. La prima cosa che pensi di dover fare sarà: parlare!

Va benissimo, sei lì anche per quello. Ricordiamoci però che un dibattito non è un monologo: si discute in due, almeno. Avere ben chiara la natura doppia del dibattito è fondamentale per capire che l’altro sarà sempre il supporto principale per portare avanti il nostro discorso:

  • Ascoltare l’altro prima di parlare ci consente di spingere un dialogo basato sul pensiero critico: il dibattito avrà così una vera direzione argomentativa.

 

  • Ascoltare l’altro ci permette di porre le giuste domande: possiamo fornire uno spunto interessante in più o smontare la tesi proposta. Una buona domanda parte sempre da un buon ascolto.

 

  • Ascoltare e non focalizzarci sul dover parlare a tutti i costi, darà anche una diversa impressione al pubblico. Sembreremo persone in grado di sostenere un pensiero forte, più aperte e meno istrioniche.

 

  • Ascoltare non ci fa parlare addosso a noi stessi: parlare, parlare, parlare senza sosta in un dibattito può equivalere a blaterare.

Cambiare argomento senza esagerare e porre le obiezioni giuste

 

Una tecnica molto utilizzata nel dibattito è quella di cambiare argomento. Può essere efficace, ad esempio, quando non sappiamo cosa rispondere o come portare avanti il discorso. Utile sì, ma anche qui, dopo un po’, il troppo storpia.

Cambiare argomento continuamente, magari riproponendo sempre la stessa frase, potrebbe farci sperare che il discorso torni a nostro favore per dimostrare di essere i “più forti”. Se portiamo alla lunga questo giochino, però, potrebbe ritorcersi contro di noi:

  • Potrebbe evidenziare ancora di più il fatto che non sappiamo argomentare e continuare ad esprimere il nostro punto di vista in maniera efficace.

 

  • Fa emergere che non sappiamo nulla di un argomento e che non siamo abbastanza umili da ammetterlo (a volte anche l’umiltà può rivelarsi un’arma potente).

 

  • Fa capire al nostro pubblico che non stiamo affatto ascoltando ciò che l’altro sta dicendo. In pratica ammettiamo goffamente di non essere interessati all’ascolto, quindi al dibattito in sé. O peggio: che in generale non sappiamo ascoltare chi abbiamo di fronte e comprenderne le necessità o le motivazioni.

 

Se abbiamo bene ascoltato e compreso le parole dell’altro, cambiare argomento può diventare a questo punto una buona pratica. Possiamo decidere di connetterci a ciò che si sta dicendo, spostando l’attenzione magari su un particolare che dia nuova linfa al discorso, che lo ravvivi, anziché affossarlo.

Possiamo fare anche di meglio: possiamo arrivare a porre la giusta domanda e far valere la nostra posizione. Solo ascoltando posso porre l’obiezione più efficace che ci sia, quella che comincia con un “ma”.

 

 

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