Conoscere nuove persone e parlare con loro è difficile, di questi tempi. Ricominciare a farlo con naturalezza in un ambiente sicuro è terapeutico e liberatorio. C’è però un punto che dobbiamo chiarire: sappiamo ancora parlare con la gente o a furia di fare post, stories, reel e roba varia su Instagram, Linkedin, Tinder ecc. siamo diventati soltanto lanciatori seriali di messaggi? La parola è ancora un atto della volontà o è diventata soltanto un riflesso, una risposta automatica a un qualche tipo di stimolo?

Proveremo a rispondere con questo articolo, in cui ripercorriamo i contenuti della room che abbiamo attivato su Clubhouse, un social che sembra fatto apposta per far riscoprire alle persone il piacere del dibattito, del confronto e della chiacchiera. Titolo della room: “Clubhouse Academy: l’arte del dibattito”. Buona la prima, nessuna possibilità di riascoltarla, ma sarà un appuntamento ricorrente, ogni martedì dalle 21 alle 22. Se siete su Clubhouse, seguiteci!

 

Clubhouse: mostrarsi con la voce ci renderà meno autoreferenziali?

Uno degli aspetti che più spesso è emerso nella discussione riguarda il perché si sente l’esigenza di dover parlare. I social network, con Instagram in testa e già prima lo spettacolo televisivo, ci hanno abituato ad una comunicazione unidirezionale.

Più l’immagine si è presa il suo spazio e più ci si è disabituati ad utilizzare la parola pura. Abbiamo delegato la visibilità della parola alla vetrina fotografica o grafica, fino alla slide. La ricerca spasmodica al like ha deviato la parola verso la ricerca del consenso, relegando il dialogo ad un aspetto secondario.

È forte dunque la tendenza all’autoreferenzialità, che invece nella piattaforma di Clubhouse diventa fastidiosa se portata all’eccesso. Manie di protagonismo, accentramento del discorso sulla propria persona finiscono per rendere una room basata sul dialogo poco interessante e anche fastidiosa.

In un dibattito l’interazione fra i partecipanti è il momento fondante ed imprescindibile per raggiungere una discussione che sia costruttiva per tutti.

 

Clubhouse Academy: l’importanza dell’ascolto

C’è un grosso “però” che è ulteriormente emerso: la disabitutine al parlato puro attuato in un confronto.

Quando ci sono solo io a comunicare a tanti, non è più necessario recepire anche il pensiero dell’altro: siamo di fronte ad un processo di adattamento evolutivo.  La nostra mente si sta abituando sempre di più alla predilezione all’immagine e col passaggio della parola pura in secondo piano, da soggetti attivi ci siamo trasformati in passivi.

Ecco allora che l’ascolto ci viene in soccorso. Imparare ad ascoltare l’altro, ad osservarlo in maniera attiva, diventa fondamentale. Essere più interessati è un buon modo per arrivare a dire qualcosa di interessante. La curiosità verso l’altro ci spinge al confronto e anche a metterci in discussione più spesso.

Si è sperimentato in Clubhouse, infatti, che, quando vengono trattati ad esempio temi delicati come la parità di genere, l’ascolto delle storie altrui spinge i partecipanti a ripensarsi e a cogliere meglio anche la propria esperienza personale. Il dialogo costruttivo può creare uno spazio safe in cui poter parlare liberamente.

Inoltre, la partecipazione di persone che solitamente non fanno parte di quella particolare bolla argomentativa, hanno apportato punti di vista nuovi senza dover ricorrere all’aggressività per esprimersi.

Sembra per il momento che le modalità di discussione su Clubhouse aiutino a mantenere un senso di responsabilità maggiore. Anche il semplice “alzare la mano per parlare” e aspettare il proprio turno ci allena al rispetto e a non sovrapporsi urlando la propria verità.

Si è pronti a parlare, solo dopo aver ascoltato, insomma.

Metterci la voce ci espone anche di più e ci fa inoltre percepire l’emotività dell’altro, che conduce a quel senso di empatia che porta al rispetto altrui.

 

“Una parola non potrà mai contenere la voce che la pronuncia”

Come ci ha spiegato il professor Bertirotti in Clubhouse Academy, “una parola non potrà mai contenere la voce che la pronuncia”. Il suono di una voce ha in sé tutto il mondo emotivo di una persona.

Dialogare allora è anche mettere in comune le emozioni di due persone, di tutti coloro che parlano. È anche poter riconoscere la fragilità dell’altro e mettere in gioco la propria.

Ecco allora che riconoscere l’altro ci fa riconoscere noi stessi.

 

The sound of silence. Anche il silenzio parla a Clubhouse Academy

Riabituarsi all’ascolto e alla ricezione dell’emotività altrui evidenzia anche un altro elemento fondamentale per qualsiasi dibattito: il silenzio.

Anche il silenzio è un atto, così come lo è la parola pronunciata o scritta, comunque agita. Il silenzio è tensione o anche attenzione, se vogliamo.

Per farci comprendere, inoltre, la pausa è sempre fondamentale e usarla è un’arte. La voce, essendo suono, funziona un po’ come la musica ed è la pausa a scandire il ritmo. Tra una parola e l’altra, fra una frase e l’altra sono gli intervalli di silenzio che ci fanno capire dagli altri, perché sono le pause a legare le parole e a non renderle solo rumore.

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