Cosa sono i bias cognitivi?

 

Studiati dalle neuroscienze e sfruttati fino al neuromarketig, i bias cognitivi sono le scorciatoie della nostra mente.

La maggior parte delle nostre decisioni vengono prese in maniera intuitiva e veloce grazie ai così detti pregiudizi, o bias.  Si tratta di pensieri automatici che riescono a portare la nostra mente in “modalità risparmio energetico”, evitandole di perdersi in millemila ragionamenti complessi e di prendere una decisione alla svelta.

Se ad esempio fossimo dinanzi un incendio, i bias cognitivi ci farebbero fuggire immediatamente: il pensiero percorrerebbe una strada mentale inconscia che velocemente ci porterebbe alla soluzione finale, ossia la fuga.

I bias cognitivi sono quei percorsi neuronali che abbiamo sviluppato durante la nostra evoluzione e accresciuto mediante lo sviluppo societario. Sono fondamentali in termini di sopravvivenza perché ci permettono di decidere rapidamente in caso di pericolo, ma sono insidiosi per il nostro pensiero critico perché possono inficiare i nostri giudizi su persone ed informazioni, deformando la percezione del reale.

In una società in cui siamo sempre più bombardati da informazioni e messaggi, l’abbassamento dell’attenzione è però anche una condizione necessaria. Processare mediante un pensiero logico complesso ogni notizia sarebbe per noi impossibile, poiché giungeremmo ad un sovraccarico informativo eccessivo.

 

Il bisogno di conferma e le camere d’eco

 

Il bias cognitivo di conferma

Quando ci troviamo a dover prendere una decisione, spesso non facciamo ricorso al pensiero critico, ma ci basiamo su pregiudizi, ideologie, costrutti mentali già precostituiti, percezioni errate o deformate per prendere una decisione in fretta. Ce ne sono alcuni che utilizziamo più spesso di altri, come ad esempio il bias di conferma.

Si tratta della tendenza a preferire persone o situazioni o informazioni che confermano le nostre credenze preesistenti. È più faticoso provare a capire un pensiero differente dal nostro, mentre confermare ciò di cui siamo convinti è facile.

Ad esempio, se abbiamo un certo pensiero politico, tenderemo a seguire sui social solo alcune personalità o pagine che trattano quello stesso tipo di argomento. Può accadere anche per le testate giornalistiche che seguiamo.

Dai bias cognitivi alla fake news

In generale tendiamo a crearci delle bolle, delle camere d’eco, in cui molti degli elementi con cui ci relazioniamo ripetono esattamente quello che vorremmo sentirci dire. Lì, non ci si deve sforzare di mettersi troppo in discussione, poiché si parte con la ragione già in tasca. Infatti, in una camera d’eco i partecipanti non faranno che rafforzare a vicenda le convinzioni su cui si trovano concordi, ignorando le informazioni discordanti con le proprie.

Quando sentiamo, inoltre, qualcuno vicino a noi, che riteniamo in grado di confermare il nostro pensiero, assume ai nostri occhi anche maggiore autorevolezza: quello che ha detto lui potremmo averlo detto anche noi ed è quindi degno di fiducia.

Se qualcuno di cui ci fidiamo e che potrebbe parlare per noi afferma qualcosa, questa sarà percepita come vera, autentica. Se io mi fido di te, come se tu fossi me, allora non ho bisogno di ulteriori controlli: ciò che dici è vero. Ed ecco che non sentiamo più il bisogno del fact-checking.

Questi meccanismi ci rendono in sostanza più vulnerabili a fenomeni come le fake-news: più sono ridotti i tempi e i costi dell’elaborazione delle informazioni e più siamo esposti ad una cattiva interpretazione.

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