Partiamo da un presupposto: da libertà di espressione a incitamento all’odio il passo è breve.

Bisogna tenere bene a mente questo concetto, specie in un mondo dove il politically correct ha preso il sopravvento e ha cambiato le carte in tavola nel modo di comunicare.

La difesa dei diritti contrapposti – libertà di espressione e tutela delle vittime di espressioni d’odio – mette in luce la criticità più evidente di questo scenario che trova terreno fertile nel mondo social e, più in generale, nell’internet reality: dove si tira la linea tra Hate speech e Free speech?

Cominciamo dal principio.

Hate speech

Tradotta letteralmente come “discorso d’odio”, hate speech è un’espressione utilizzata per indicare quel tipo di comunicazione finalizzato a esprimere intolleranza e incitare il pregiudizio verso una o più persone per motivi di razza, orientamento sessuale, politico, religioso o disabilità. Il “come” è purtroppo molto semplice: bastano parole, espressioni o anche solo elementi non verbali che, una volta entrati in rete, hanno la capacità di diventare virali in un tempo brevissimo e colpire in modo capillare. L’hate speech rientra nella categoria “Anti- locution”, ovvero il primo livello della scala Allport sui gradi di pregiudizio e discriminazione presenti all’interno di un gruppo, che riguarda tutte le rappresentazioni negative associate al “diverso”, come stereotipi, discrediti, fake news e, appunto, discorsi d’odio.

E i social?

I tre big della comunicazione moderna hanno adottato politiche diverse rispetto a questa tematica. Dal più restrittivo YouTube che vieta qualsiasi riferimento all’hating, passando per il più “equilibrato” Facebook che apre uno spiraglio per espressioni “umoristiche e satiriche”, al decisamente liberale Twitter dove l’hate speech non è esplicitamente vietato.

Insomma, social che vai hate speech che trovi. La linea di confine non è ben definita.

Free Speech

E arriviamo al grande elefante nella stanza. Dove si inserisce il free speech in questo scenario social?

“La tua libertà finisce dove inizia la mia” è l’assunto principale per cercare di delineare un confine tra free e hate speech. Il saper esprimere il proprio pensiero, senza incitare odio o ledere diritti altrui è alla base di una comunicazione efficiente, rispettosa e soprattutto libera, che permette un vero e proprio scambio di idee, informazioni e principi finalizzato alla creazione di un network.

Ci troviamo in una zona grigia e, come tale, non si può pretendere di utilizzare il bianco e nero come parametri di censura. E qui arriviamo alla risposta della domanda iniziale: dove si tira la linea?

Non c’è nessuna linea da tirare. Il giudizio è case by case.

Ciò che manca è una democrazia digitale a tutela del free speech e un’autorità social vigilante che regoli i parametri e i confini della manifestazione di pensiero per entrare in un contesto di comunicazione libera e tollerante.

 

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